Ben poco si può capire di cosa succeda veramente ai piani alti di colossi come Google e Apple: noi comuni mortali vediamo a malapena lo strato di vernice superficiale di questi mostri fatti di poca carne e tanto silicio. E di soldi, sì, parecchi soldi.

Trovo però veramente interessante cercare di capire qual è l’obiettivo verso cui BigG sta andando, quale filosofia sta seguendo in questi anni, andando anche fuori da quello che riguarda strettamente i Pixel e Android. E quale occasione migliore di farlo se non dopo la presentazione della nuova serie di dispositivi “Made by Google” dello scorso 4 Ottobre?

Per chiarezza – e perché mi piacciono le cose colorate – divideremo questo articolo in diverse parti: “The good, The bad and the meh”. Se non avete colto la citazione – che ovviamente non vi spiegherò – non so come abbiate fatto ad arrivare fin qua (e ad usare un PC).

The good

The bad

The meh

Abbiamo già parlato di alcuni prodotti che sono stati presentati, ragion per cui non ripeteremo le notizie in questo articolo che i limiterà solo ad una riflessione. Nel caso però foste stati troppo presi da estenuanti sessioni di Yoga e vi foste persi le ultime novità del mondo Google, vi invito a leggere i seguenti articoli su: Pixel e Pixel 2, Google Home Max e Home Mini.

Ovviamente, se avete a disposizione un’ora e mezza circa, potete gustarvi l’intera diretta avvenuta lo scorso 4 Ottobre direttamente da Youtube.

Da un mondo “mobile first” ad un mondo “ai first”

La rivoluzione di inizio 2000 è stata quella della tecnologia a portata di mano: da un solo PC in casa siamo passati a portarci facilmente in giro l’equivalente di 3 o 4 computer addosso, con il solo ingombro di uno zaino. A meno che non siate fan dei laptop da gaming high-end, allora avrete bisogno di un trolley… e di una vita vera.

Sicuramente questa tendenza continuerà, ci saranno macchine sempre più piccole e sempre più potenti, ma l’accento si sta spostando sull’intelligenza artificiale. Per usare le parole di Sundar Pichai (non alla lettera ma il concetto è quello), il prossimo obiettivo da raggiungere sarà far adattare i computer al nostro modo di vivere, e non più il contrario.

Secondo il CEO di Google noi dovremmo usare i computer nel modo a noi più naturale, trattandoli quindi come nostri simili, parlandoci senza sforzi, mentre loro dovrebbero adattarsi alle nostre esigenze, imparando il nostro linguaggio e le nostre abitudini.

È stato dunque dato grande spazio alla domotica, con i nuovi Google Home Max e Home mini, che hanno proprio lo scopo di portare computer, microfoni e orecchie anche negli angoli più remoti della nostra casa, anche grazie all’aiuto (ovviamente) di Google Wifi. Non vorrete mica che nel cestello della lavatrice non ci sia connessione internet? Dove siamo, negli anni 90′?

Automazione a tutti i costi?

Non è certo una novità che a Google piaccia affidarsi ad Intelligenze Artificiali oppure ad algoritmi automatici ma farne così tanto affidamento potrebbe anche esserne un male? Abbiamo visto con i nostri occhi come l’assenza di controllo umano ha comportato non pochi problemi su YouTube: potrebbe portarne altri? E la gestione da parte delle intelligenze artificiali della nostra sicurezza sarà, scusate il gioco di parole, sicura? Tutto ciò si può riassumere in un’unica domanda: quanto controllo ha BigG sulle sue AI?

E, soprattutto, quanti gamers disperati chiederanno ancora supporto su Patreon?

A queste domande, forse, troveremo un giorno la risposta. Per ora possiamo solo dire che i tempi in cui l’automazione sarà così spinta da non necessitare alcun controllo da parte dell’utente (o addirittura del creatore), non sono proprio vicini. State tranquilli, la ribellione delle macchine è ancora lontana e a Morpheus non serve ancora nessun “eletto”.

Ogni richiesta è personalizzata, ma “con il tuo permesso”

Nella presentazione è stata data grande importanza anche alla personalizzazione dei risultati, soprattutto per quanto riguarda Google Assistant. Ogni membro della famiglia viene ora riconosciuto dalla propria voce e avrà, di conseguenza, risposte dedicate alle domande poste all’assistente.  Adesso, ad esempio, si avrà la possibilità di differenziare dagli altri membri della famiglia i PROPRI contatti,  le playlist, le ricerche ecc. Anche se questa nuova funzione è stata accolta con grande entusiasmo da tutti gli utenti (me compreso), lascia in bocca un sapore agrodolce: quanto Big G conosce (e conoscerà su di noi)?

Mi ha colpito non poco il fatto che più volte durante la presentazione, e riguardo diversi prodotti, è stato più volte pronunciata la frase: “con il tuo permesso”.

Google privacy control

Quante volte siete andati sulla pagina per la privacy dei servizi Google? O la schivate neanche fossero dei termini e condizioni da accettare? 

Solo con il tuo permesso Google taggerà i tuoi amici automaticamente nelle foto, solo se tu vorrai potrai far riconoscere la tua voce come tua, solo se proprio insisti Google Clips condividerà le foto sul Web.

Non sono un fanatico della sicurezza, certo me ne pentirò quando gireranno foto di me ubriaco che rincorro dei lama in uno zoo, ma non uso neanche Luca1234 come password di PayPal.

Non grido poi al complotto internazionale dei massoni e poteri forti che ci vogliono schedare e vedere le nostre foto frizzantine (vedi lama di cui sopra), però mi ha colpito tutta questa attenzione che Google vuole focalizzare sulla privacy, in modo tale da rassicurare l’utente, coccolarlo e guidarlo verso l’accettazione delle norme sulla privacy. In fondo uno dei cavalli di battaglia di Google è sempre stato “Don’t be Evil” , o no?

Google vuole diventare come Apple? Ma soprattutto, può farlo?

Ed eccoci arrivati ad un punto molto importante: i soldi che dovremo spendere. La domanda che molti si pongono non è tanto se Google diventerà come Apple, quanto se sarà cara come lei.

Alla presentazione ho avuto la netta sensazione che Google volesse dire “guardate, siamo ovunque!”: hanno aumentato molto le pubblicità nelle strade, hanno nuovi testimonial, le star di YouTube e della TV usano prodotti Google.

Insomma come la Apple, no?

Beh sì, probabilmente stanno cercando di farsi un nome in questa direzione, stanno facendo marketing. E per far questo possono e devono vendere prodotti di qualità più alta e di conseguenza più cari.

Ed ecco che da questa rinnovata strategia arrivano i nuovi prodotti: ecco a voi l’assistente Google Home Max, più grosso e costoso, i nuovi Pixel che partono da 600€; per il nuovo laptop mettiti da parte oltre 1000€ e per la penna da 99€ (ebbene sì anche loro adesso hanno la loro penna smart). Questo vuol dire che abbandoneranno la loro vena più “economica”? Forse no.

Android One da una parte, made by google dall’altra

Forse quello che vogliono fare è dividere una linea di prodotti High-end come quella made by Google, e totalmente controllata da BigG (ora anche dal punto di vista hardware, con l’acquisto di HTC) da quella alla portata di tutti, affidata (ma potremmo anche dire “delegata”) ad altre aziende facenti parte del progetto Android One.

Il nuovo Xiaomi Mi A1

La linea economica con la certificazione di Google non scomparirà a breve, ma sarà relegata un po’ più lontano dai riflettori, ora puntati su prodotti nuovi e luccicanti.

I Pixel sono sufficientemente “premium” da giustificare il rincaro di prezzo?

Ne abbiamo parlato anche l’anno scorso: Google ha cercato di inserire attraenti funzionalità esclusive nei dispositivi Pixel, che sa molto di esclusività Apple “all’acqua di rose”.

Purtroppo però non è andata troppo bene: il launcher, l’assistente intelligente e altri elementi dell’interfaccia grafica sono stati resi disponibili (anche se non in via ufficiale) su altri dispositivi e l’unica vera esclusiva dei Pixel è rimasta la possibilità di usufruire di uno storage infinito in Google Photos, caratteristica che si è mantenuta anche quest’anno e a cui si è data molta importanza nel corso della presentazione.

C’è anche da dire che per come sono impostati la strategia di mercato e il modello di vendite dei servizi Google è di fondamentale importanza il numero degli utenti, che siano paganti o meno, non fa alcuna differenza. Quasi tutti i servizi o API che hanno un marchio G sono gratuiti per per tutti: solo per ottenere alcune funzionalità in più è necessario pagare.

La presentazione di Google Lens

Allora la domanda che sorge spontanea è: quanto senso ha creare ora delle funzionalità esclusive? Domanda da un milione: Google Lens lo sarà? Da un certo punto di vista, è bene che lo sia, perché darà veramente qualcosa in più ai Pixel, qualcosa di non replicabile, come accade appunto per tutto l’ecosistema Apple.

Per attirare e mantenere i clienti, non c’è niente di meglio che offrire funzioni che questi ultimi non potranno trovare da nessun altre parte. L’hardware e la potenza di calcolo possono attrarre fino ad un certo punto: ci sarà sempre un nuovo telefono con una fotocamera più prestante, uno schermo migliore, più RAM, un processore più potente, una batteria migliore. Ciò che rende veramente unico un iPhone è l’esperienza utente, l’ecosistema, il sistema operativo: vuoi un telefono con iOS ?Devi per forza comprare un iPhone. Vuoi uno smartphone Google Stock? Puoi comprare anche un Moto E da 100€. Ovviamente non voglio assolutamente paragonare due telefoni così diversi (attirandomi le ire dei fari fan), ma ai fini del discorso l’esempio mi sembrava calzante .

Google, in questo momento, mi sta dando l’idea di essersi immedesimata nel ruolo di fratellino minore di Apple: vede quest’ultima come punto di riferimento, senza però voler rinunciare alla propria personalità. Per non parlare dei cambi di direzione un po’ troppo frequenti: sì alle funzioni esclusive, ma non proprio tutte; no alla produzione di hardware proprio ma poi compra la divisione smartphone di HTC; e il jack da 3.5 per le cuffie? Stendiamo un cavo pietoso.

Adoro lo spirito giocoso e allegro che ha sempre contraddistinto la società di Mountain View, il suo stile unico caratterizzato da colori accesi e pastello, da accessori di forme strane e particolari e la sua filosofia aziendale molto più simile ad un college che ad un colosso del mercato tecnologico.

Ed è per questi motivi che credo che la strada giusta che Google debba intraprendere sia quella che conduce ad un ritorno alle origini, quando era ancora vivo lo spirito dell’open source ed i servizi erano disponibili per tutti, senza alcuna esclusione. Certo, questo cammino potrebbe portare a rendere meno attraenti i Pixel ma anche a far ritornare all’ovile una buona fetta di utenti delusi.

E basta frecciatine, va bene che siete fratelli, ma non litigate

Pizzicare i prodotti avversari può essere divertente, se le frecciate non son troppo spinte e non sono campate in aria. Quest’anno ci sono stati diversi occhiolini verso Apple, soprattutto sullo storage a pagamento di iOS. Ma ne abbiamo visti di simili l’anno scorso con il jack per le cuffie, che senza dire una parola quest’anno è scomparso. Ma come? Non era “satisfyingly not new”? Dai BigG che figura ci fai?

Eh già

Insomma, voi cosa ne pensate di questa presentazione? Che pensieri avete su questa evoluzione di Google? Non vediamo l’ora di sentire i vostri commenti! Vale ovviamente farlo anche sul nostro gruppo Telegram:

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Stay Pure, Grow The Google Experience!

Luca Rossi Ferrari
Classe '94, genovese, studente di ingegneria informatica. Appassionato di videogiochi, Android e tecnologia
  • Francesco Badini

    Io penso che Google debba darsi una calmata, si sta comportando un po’ troppo come apple ultimamente