In edizione speciale torna l’appuntamento con La domenica di GE: l’editoriale di GExperience.it!

P.s: Tranquilli, lo sappiamo che oggi è martedì.

Uno dei punti cardine del discorso di insediamento del neoeletto presidente degli USA Donald Trump è stato sicuramente il protezionismo.

Lungi dal voler trattare discorsi strettamente legati alla politica internazionale, vi ricordiamo solamente che il protezionismo commerciale consiste nel tentativo di “limitare” il commercio con altri Paesi attraverso l’imposizione di dazi (tasse sulle importazioni), quote (quantità massima di merce importabile) e facendo entrare in vigore leggi relative alla “salvaguardia” del commercio interno del Paese.

protezionismo donald trump

In parole povere, il neoeletto presidente degli USA vuole proteggere le industrie, i confini e, più in generale, il commercio americano. Non a caso uno degli slogan più utilizzati da Trump è il tanto criticato “America First” (che potrebbe venir tradotto con “l’america viene prima”, ndr).

Quali potrebbero essere gli effetti della politica adottata da Trump?

Riportiamo un passaggio dell’articolo scritto a riguardo sulle pagine del Fatto Quotidiano da Sandro Trento, docente di economia all’Università di Trento:

“Sarebbe utile […] che Trump spiegasse agli americani che introdurre dazi, contingentamenti e protezioni contro i prodotti importanti avrebbe come conseguenza un aumento dei prezzi di gran parte dei prodotti in vendita nei negozi americani, dagli smartphone ai jeans, dalle televisioni ai Pc, etc. […] Il protezionismo inoltre farebbe scendere la pressione competitiva sul mercato americano e quindi la spinta al miglioramento dei prodotti sarebbe più debole. La qualità dei prodotti in vendita […] peggiorerebbe. Quindi prezzi domestici più alti e qualità peggiore.”

Aumento globale dei prezzi

pLa politica di protezionismo attuata da Trump, dunque, potrebbe influire sul prezzo degli smartphone sul suolo americano e sulla loro stessa qualità.

Proviamo, però, a soffermarci un’attimo su quest’ultima considerazione e a prendere in esame l’impatto che avrebbe l‘introduzione dei dazi sulle importazioni.

Infatti, pensandoci bene, anche gli smartphone rientrano nella categoria dei prodotti realizzati all’estero, dato che gran parte delle società produttrici di questa tipologia di terminali hanno sede al di fuori degli USA.

La suddetta decisione potrebbe quindi aprire nuovi scenari anche in altri mercati che vorrebbero chiedere altrettanto. Questo porterebbe ad un conseguente aumento globale del costo degli smartphone.

Ma quali sarebbero i brand coinvolti?

brand_protezionismo_trumpLe società produttrici di smartphone coinvolte sarebbero moltissime. Riportiamo di seguito alcuni esempi di brand molto importanti.

Quando parliamo di produzione di smartphone non possiamo che ricondurre il nostro primo pensiero alla Cina. Infatti, essa è di fondamentale importanza per il mercato odierno dei dispositivi tecnologici e possiede un certo numero di brand internazionali molto importanti. Tra questi troviamo:

  • Huawei (sede a Shenzhen, Guangdong, in Cina)
  • OnePlus (anch’essa con sede a Shenzhen)
  • OPPO Electronics Corp. (sede a Dongguan, Guangdongm in Cina)
  • Xiaomi (sede nel Distretto di Haidian, Pechino, in Cina)
  • Meizu (sede a Zhuhai, Guangdong, in Cina)
  • ZTE (anch’essa con sede a Shenzhen)
  • LeEco (sede a Pechino, in Cina)

Alcune di queste aziende hanno effettivamente ridotto nel corso degli ultimi anni le loro produzioni in Cina spostandole in altri Paesi in seguito alle sostanziose polemiche legate alle pessime condizioni di lavoro nelle quali versavano i dipendenti. Tuttavia, molti dispositivi vengono ancora parzialmente o completamente fabbricati in Cina e, dunque, rientrano perfettamente nella concezione di “prodotto all’estero” di Donald Trump.

Inoltre, ricordiamo che anche colossi del calibro di Apple e Lenovo possiedono importanti catene di approvvigionamento in Cina. Dunque, anche dispositivi come iPhone e Moto G4 potrebbero subire un sensibile aumento del prezzo.

Oltre alle suddette società ce ne sono moltissime altre che producono i propri dispositivi in altri Paesi al di fuori del territorio degli Stati Uniti d’America. Riportiamo di seguito alcuni esempi:

  • Sony (sede a Tokyo e produce in Giappone)
  • Samsung e LG (sede a Seul e producono in Corea del Sud e Vietnam)
  • HTC (sede a Taouyuan e produce in Taiwan)

Non scordiamoci, inoltre, che un’altro colosso, Google, si è ultimamente affidato a due di queste aziende (LG e HTC) per produrre i suoi dispositivi (Nexus 5X, 6P, Google Pixel e Pixel XL). Anche BigG, dunque, sarebbe coinvolta.

Le due possibilità

Due sono le possibili scelte per queste aziende: iniziare a produrre i propri dispositivi all’interno del suolo americano oppure pagare i dazi imposti sulle importazioni. Ovviamente, in entrambi i casi le aziende sarebbero costrette ad aumentare i costi di produzione dei propri dispositivi e potrebbero, di conseguenza, aumentarne il prezzo finale.

La qualità degli smartphone potrebbe diminuire

qualità protezionismoUn’altra possibile causa della politica di protezionismo attuata da Donald Trump potrebbe essere legata alla qualità degli smartphone. A tal proposito riportiamo un passaggio di un articolo relativo alle motivazioni per le quali Apple non produce i propri dispositivi in USA scritto sulle pagine di Forbes da Baizhu Chen, professore di economia alla USC Marshall School of Business di Los Angeles:

“Il salario medio di produzione nel 2010 è stato di circa 2$ in Cina e di 34,75$ in America. Spostando la stessa fabbrica sul suolo americano, Apple dovrebbe aggiungere circa 25 miliardi di dollari all’attuale costo di lavoro annuo, questo avrebbe completamente spazzato via i 14 miliardi di dollari di utile guadagnati da Apple nel 2010. Se l’iPhone fosse stato prodotto qui in America, Apple sarebbe stata privata dei fondi per pagare i tecnici addetti al design, professionisti di marketing e sarebbe stata negata la possibilità ai giovani soci di Apple di vendere questi prodotti. Apple potrebbe essere fallita già molto tempo fa.”

Il suddetto articolo risale al 2012 ma le parole di Chen sembrano più attuali che mai. Sebbene il professore di economia si riferisca nello specifico ad Apple, possiamo tranquillamente estendere questi concetti a quasi tutti i colossi del settore.

Ecco allora che la politica di protezionismo di Trump potrebbe influire anche sulla qualità dei prodotti delle suddette aziende dato che quest’ultime si ritroverebbero con meno risorse dedicate alla ricerca sopraffina dei materiali e al puro ed essenziale design.

Insomma, la politica del neoeletto presidente degli Stati Uniti d’America potrebbe generare un rialzo dei prezzi a livello globale e una diminuzione generale della qualità dei dispositivi. Il tutto renderebbe molti smartphone non prodotti nel suolo americano ancora più inaccessibili a certe fasce d’utenza.

Voi che ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti!

Ti ricordiamo che GExperience è l’unico sito ad avere un gruppo dedicato con i propri lettori. Se anche tu vuoi entrare a farne parte, vai su Telegram e cerca @gexperienceit o fai un tap sull’icona a sinistra (da smartphone).

Non dimenticatevi di condividere l’articolo con i vostri amici e di seguirci sui nostri principali social network: FacebookTwitterGoogle+!

Stay pure, grow the Google Experience!

Andrea Zanettin

Andrea Zanettin
Sono un ragazzo che segue con passione tutto ciò che riguarda la tecnologia. Sviluppo applicazioni per vari sistemi operativi (sia su ambiente desktop che mobile). Potete trovarmi su Twitter (@ZaneGEEK) e su Google+ (+AndreaZanettin)