Per spiegare in breve ed in letteratura cosa penso dell’innovazione nella tecnologia mobile degli ultimi anni, potrei utilizzare questi famosissimi, nonché bellissimi, versi poetici:

"Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
 e questa siepe, che da tanta parte
 dell'ultimo orizzonte il guardo esclude."

La parafrasi classica de  “L’infinito” è di dominio pubblico ed è, a parer mio, una delle maggiori citazioni del pensiero tecnologico del momento: ci avvinghiamo ad un oggetto, idolatrandolo, nascondendo ai nostri occhi le vere innovazioni del settore.

Sì, amabili, perché se prendessimo in discussione per un solo istante il farraginoso passaggio da “Nexus” a “proto-silver” a “Pixel”, poi divenuto ufficiale nei giorni scorsi, avremmo davanti agli occhi la non poca difficoltà di una casa come Google nell’innovare i suoi prodotti. E non stiamo parlando solo di nomi, badate bene, ma di marchi e progetti ben definiti; il cambio di un nome, di un marchio, coinvolge più livelli di lavoro: dal cambio del nome si passa ad un cambio di politiche che, sicuramente, causeranno dei cambiamenti hardware, software e di marketing. Quindi, il passaggio da Nexus a Pixel, non è pura estetica fine a se stessa, perché come si dice per l’arte moderna: la forma è, oramai, la sostanza.

# Un po’ di storia

Rimandandovi agli articoli specifici sui Pixel, possiamo dire che se l’innovazione consiste nell’assemblare più parti in un tutto gradevole, allora l’innovazione c’è. Ma siamo seri: da quanto i processori continuano una rovina sempre più celere verso il basso? Da quanto le case continuano a montare sempre più RAM senza ottimizzare il software per l’hardware? Da quanto, le stesse, inseriscono sempre obiettivi fotografici migliori per poi ritrovarsi foto che, in media, deludono le aspettative?

Vedete, il mondo tecnologico è in stagnazione, da qualche anno, sopratutto in concomitanza con la morte di Steve Jobs che, amato od odiato che fosse, sempre spingeva verso traguardi ed orizzonti prossimi. Non che la sua Apple fosse una macchina da innovazione, proprio no, ma era la giusta antagonista di Google proprio perché, sfruttando questa rivalità, le due si spingevano sempre un po’ più in là – sia in ambito software, sia in ambito hardware. Da quando è mancata la capacità di Apple di assemblare il tutto in un progetto amabile ed affascinante, è calata, di per sé, anche la stessa spinta in casa Google che si è afflosciata su di un’annata Nexus discutibile, su aggiornamenti di Android sempre discutibili e, talvolta, pieni di problemi. Quindi, ci sarà questa innovazione con il nuovo progetto Google Pixel? Parliamone.

# Google Pixel: innovazione?

Cosa possiamo aspettarci? Possiamo sicuramente aspettarci due smartphone validi e ben costruiti. Le specifiche tecniche sbocciano in fiori di pesco, ma è sempre, poi, la prova diretta e manuale a sancirne i pregi ed i difetti. Sicuramente, essendo un attimo tautologico, saranno oggetti rifiniti con precisione, ben curati e con caratteristiche hardware notevoli, ma poi, come detto sopra, tutto sta nell’ottimizzazione del software.

E se si batte il punto dell’aspetto estetico e della potenza dell’hardware, non è cosa tautologica o di basso rilievo: la forma è tutto. E questo l’ha capito benissimo Apple che, con la mancata sapienza jobsiana nell’adattare le varie tecnologie in un tutto amabile e succulento, si sono ritrovati in uno stagno d’oro che, però, non sapevano rimpolpare. Ed allora, furbescamente, Jonathan Ive ha preso in mano la situazione (sotto consiglio del cda presieduto da Tim Cook) ed ha iniziato a sfornare iPhone ed iPad decisamente belli da vedere, da toccare, da tenere in casa, in tasca, sulla scrivania, sul tavolino in salotto. Insomma, è entrato nella bellezza più che nella bontà del prodotto – cose che di per sé non sono propriamente estranee, ma è un altro discorso. Quindi, facendo quello che realmente sa fare, Ive ha portato nelle tasche di Apple un fiume di prodotti venduti all’urlo della bellezza ed all’eco della comodità: esattamente i difetti dei prodotti Google.

jackNon è un caso, ma io sono entrato nel mondo Android col secolare Galaxy Nexus e poi sono passato al caro Nexus 5. Esattamente i due smartphone Google per eccellenza, salvo il Nexus 4 che ad estetica era, ed è, davvero incantevole. Un utente medio, ignorante dei termini e delle specifiche hardware, non si lascerà abbindolare dai cartelloni tecnici, ma guarderà: grandezza, spessore, schermo e colore. Importa poco del resto: ed Apple confeziona il tutto magistralmente, per poi inserirvi un iOS decente che, sempre il solito Ive, ha ottimizzato esteticamente con l’involucro hardware. Dicevamo, appunto, dei miei due Nexus: non a caso il Nexus 5 è stato il Nexus più venduto di sempre ed il Nexus che ha dato visibilità popolare al marchio. Prima di lui nessuno dei non addetti ai lavori conosceva gli smartphone Google. Il come ci sia riuscito è stato un colpo di genio: prezzo basso, specifiche hardware notevoli, software veloce e reattivo, involucro dalle dimensioni ridotte, sottile e bello. Tutto ciò che è mancato dal Nexus 6 in poi e che, sicuramente, non mancherà con la nuova gamma Pixel – forse salvo per il prezzo che, oramai, non v’è più alcun motivo, a loro vedere, per abbassarlo.

Se l’hardware è l’impronta estetica del telefono al primo impatto, quindi viene personalizzato dalla casa produttrice a propria immagine e somiglianza, il lato software, invece, è quello a contatto con l’utente e deve piacere esclusivamente all’utenza. Non avete notato, a tal proposito, un assottigliarsi delle divergenze pratiche nei software di Apple e Google? Non avete notato una sempre più somiglianza finale fra iOS ed Android. Ovviamente sono due sistemi completamente opposti sotto quasi ogni punto di vista, ma al livello basico, finale, si stanno sempre più rassomigliando: iOS introduce novità carpite e prelevate da Android, mentre Android si snellisce ed anela alla semplicità di utilizzo di iOS. Questo è un bene? Assolutamente sì – almeno per lo stadio in cui siamo ora: una sempre più facilità di utilizzo, mantenendo però le proprie linee guida ben esplicite e separate, non potrà far altro che bene all’utente finale che, in entrambe le vie disponibili, otterrà semplicità, intuitività, potenza e bellezza.

Un chicca per i complottisti: qualche tempo fa, quando Google iniziò il rilascio mensile delle factory image per le patch di sicurezza, si insinuarono voci di corridoio secondo le quali si stesse cercando un modo per poter chiudere i sorgenti Android, proprio per aver il controllo massimo sul sistema operativo, preferendo la perfezione codica all’open-source – sì a volte caotico, ma sicuramente vivo, vegeto ed indispensabile. Sappiamo, però, che questo slancio non è cosa semplice: c’è il kernel linux “libero” per definizione e c’è il codice AOSP di Android – solo per citare due gatte da pelare.

# In conclusione

Abbiamo dunque uno scenario diviso in due quinte: Apple smette di innovare per mancanza di genio, forse, ma con l’aiuto di Jonathan Ive inizia a sfornare oggetti sempre più esteticamente belli e curati, non dimenticandosi però dell’estetica software; Google, vedendosi Apple sempre più distante dietro sé in termini di innovazione, tende a rilassarsi su di una generazione Nexus del tutto discutibile, su farraginose decisioni politiche (Alphabet? Pixel?) e su uno sviluppo di Android sempre più annichilito da incompetenze, forse proprio tecniche e professionali, o forse solamente sviste dettate dall’ebrezza del momento.

Ma siamo sicuri che, così come Apple ha sfornato gli iPhone 7 in pompa magna, addirittura cercando di rivoluzionare il mondo delle cuffiette rimuovendo il jack da 3,5mm (per poi vendere gli adattatori e le proprie cuffiette wireless, furbetta!), così Google sfornerà il 4 ottobre i due Pixel che saranno sicuramente ben costruiti, ben assemblati e con componenti hardware di tutto rilievo. La partita, non di vendite (che non c’è), ma giornalistica e di completezza del prodotto, si giocherà sull’ottimizzazione del software con l’hardware e sulle nuove funzionalità introdotte con iOS 10 e con Android 7.1 – il primo è già disponibile, il secondo verrà rilasciato, si pensa, a cavaliere col lancio dei Pixel.

Nell’ultimo sondaggio vi avevamo chiesto se la tecnologia, in alcune sue forme, potesse essere considerata forma d’arte: la maggioranza pensa di sì e noi non possiamo fare altro che essere d’accordo.

Oggi, a fronte di quanto largamente discusso sopra, vogliamo chiedervi se pensate che Big G ed Apple stiano diventando sempre più simili. Rispondete al sondaggio qui sotto e commentate per farci sapere la vostra opinione.