Home GE CONSIGLIA “La fine del mondo” secondo Sean Wenham

“La fine del mondo” secondo Sean Wenham

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sean wenham

Cari lettori,
dopo l’ultimo editoriale che ci ha visti protagonisti di una buona riflessione sulla tecnologia e sul predominio che la tecnica sta, seppur gradualmente, prendendo sulla vita umana, oggi ci concediamo quasi totalmente ad una passione videoludica che, però, tende la mano al settore mobile dell’industria tecnologica: i giochi da smartphone.

the end of the worldSì, va detto senza inganni che sia su Google Play, sia su Apple Store, il pattume in ambito video-ludico quasi batte a mani basse il putridume di app inconcludenti, mal scritte e riempite all’orlo di pubblicità per guadagnare qualcosa dall’utente ignaro che, poi, si vede costretto ad utilizzare AdBlock e viene funestato dal web perché “contro l’ideologia free software & open source” – avete mai letto i manifesti di quei pensieri?, ma tant’è. Consci di cotanta informativa, partiamo a spron battuto per parlare velocemente di un gioco – consigliatomi dall’Admin di codesto sito e foro letterario sull’industria tecnologica mobile – che ha risvegliato la mia vena artistica e ha riscosso un certo quantitativo di applausi virtuali sul Google Play Store. Oggi parliamo de “The End of the World” di Sean Wenham – applausi.

Il gioco è un semplicissimo “a scorrimento orizzontale” che, nonostante nasconda un pathos incredibile dietro ad una storia ancora più incredibile, visivamente pare molto semplicistico, ben realizzato e sicuramente funzionale alla specie del gameplay, ma che – probabilmente – avrebbe potuto conoscere un approccio diverso se ci fosse stata una giocabilità diversa – cosa che qui viene ampiamente sconfessata. Se l’impatto della grafica disegnata – non saprei come altro chiamarla, magari suggeritemelo qua sotto – è piacevole, sicuramente è impattante la semplicità tattile con cui è possibile proseguire nel gioco, approfondire alcune dettagli o, perché no, tentare un’escursione completa del titolo – cosa possibilissima.

the end of the worldNon farò alcuno spoiler, quindi eviterò anche lampi d’immagine sulle tecniche di gioco o sull’evoluzione dello stesso, ma posso tranquillamente parlarvi della trama che tutto è tranne che scontata.

Schermata del menu iniziale - The End of the World
Schermata del menu iniziale – The End of the World

Ci ritroviamo in un’ambientazione che, personalmente, mi ha ricordato molto il fantasy gotico, quel fantasy un po’ marcio, cupo, vittoriano, ma che viene inondato, qua e là, da colpi di sole che riscaldano l’aria e permettono un’apertura ottica molto più piacevole e godereccia. Noi, impersonando un uomo in un distruttivo – possibile – dopo guerra, ci vediamo vagabondi in una cittadina desolata, fantasma, senza un battito di cuore ed un anelito di parola: fra risvegli traumatici, sorsi di latte, soste al vecchio bar ora distrutto e completamente quasi irriconoscibile, vagabondaggi al parco e al chiar di stelle, siamo soli in un mondo che è alla sua fine – o forse siamo noi alla nostra fine in un mondo che, indifferente, continuerà a passarci accanto.

the_end_of_the_world_3Il gioco permette anche, oltre ad una narrazione lineare e ben specifica, dei colpi di orologio, delle analessi, che impattano sullo schermo – ad un nostro comando – permettendoci di gustare l’evoluzione del destino umano, delle occasioni perse o prese, dei ricordi passati e, forse, delle vane speranze future.

Se abbiamo detto che il comparto grafico è un buonissimo appoggio per una trama avvincente e pensante, allora le musiche d’accompagnamento sembrano essere propriamente confezionate e modellate. Un buonissimo lavoro, non troppo arzigogolato, che permette però al giocatore di ritrovarvisi sia visivamente, sia emotivamente, in un mondo che stimola la curiosità e la volontà di potenza dell’essere umano: capire chi siamo, capire cosa sia successo, capire come andare avanti, per capire che tutto – alla fine – passa.

la fine del mondoInsomma, avviandoci in conclusione saltando a piè pari la tautologia: è un semplice gioco per smartphone che, però, racchiude una ricerca della verità e della felicità che solo pochi artisti riescono a trasmettere tramite un’opera interattiva. Ha sicuramente dei difetti e delle imperfezioni da limare, ma è l’esistenza umana ad essere imperfetta, sicché.

Consigliandovelo a mani bassi, per un’esperienza che sicuramente poi ripeterete più volte, scaricatelo! Potete farlo attraverso il badge sottostante.

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Loris Dordoni