TECNOLOGIA: DISCORSO SULL’ARTE DELLA TECNICA

 

Cari lettori,
innanzitutto lasciatemi ringraziare calorosamente – eludendo l’ondata calorifera che ci sta investendo in queste ore – lo staff di GExperience.it per tutti i privilegi e gli agi concessimi in questo periodo di collaborazione abbastanza passiva, ma anche per fare un figlio ci si impiega nove mesi, no? Quindi oggi piomberemo a volo d’uccello su un argomento, o meglio una serie di argomenti, che accompagnano l’uomo tecnologico fin dalla “creazione” della tecnologia stessa: volgeremo lo sguardo alla genesi tecnologica, per poi passare leggiadri fra etica e morale, concludendo il nostro viaggio in un’isola che (ancora) non c’è: qual è il futuro della tecnologia?

Pare lapalissiano che il primo quesito da porsi, per poter iniziare leggiadri questo commino, sia: “Che cos’è la tecnologia?” Probabilmente una risposta completa non l’abbiamo ancora, proprio perché la tecnologia è in continua evoluzione, ma possiamo quantomeno azzardare un’ipotesi: la tecnologia è il frutto delle capacità umane applicate alla natura. Questa applicazione – avete notato la parola? sì? – dà come frutto un prodotto tecnologico che, a sua volta, può essere definito sia come bene di consumo, sia come bene strumentale – quindi atto ad un’ulteriore manipolazione della natura. Una volta che questa serie di applicazioni si è fatta deterministica e, quindi, possibilmente efficace, ecco allora passare dalla sola manipolazione della natura a favore della tecnologia, alla manipolazione della natura a favore dell’agio umano: meno lavori fisici rimpiazzati da più lavori mentali – oltremodo più efficienti in ambito tecnologico. L’introduzione di macchinari, primi risultati della grezza tecnologia, a rimpiazzare i muscoli umani per favorire la precisione tecnologica – sganciando così dal prodotto una sempre più alta e possibile percentuale di errore umano.

Bene, ma a noi cosa arriva da questo lungo processo? Noi siamo utenti di una tecnologia vecchia di migliaia di anni che, man mano che s’accresce e si definisce – eliminando i sempre più piccoli errori intra-tecnologici – punta in ogni modo alla fagocitazione del mondo umano. Sì, il piano umano verrà inglobato dal piano tecnologico a favore della tecnologia stessa, semplicemente. Questa dissertazione non è puramente un esercizio filosofico – visto lo scrittore -, ma è altresì un esercizio storiografico. Non v’è bisogno di affrontare la genealogia della tecnologia in questa sede, ma prendendo a piene mani dal mio amore per il cinema possiamo introdurre qualche esempio che sicuramente aiuterà il tutto.

matrixMatrix, delle sorelle Wachowski, affronta proprio questo tema: un ragazzo amante della tecnologia trova, nel mondo internettistico, la chiave per aprire il forziere della verità sulla vita umana: pillola rossa o pillola blu? Verità dura e cruda o menzogna calda e rassicurante? Se non avete visto il film, fatelo! Altro esempio è eXistenz del grande Cronenberg: qual è la realtà vera? Quella dove viviamo, o quella dove si vive un sogno talmente reale da poter essere davvero reale? E ancora di più: la realtà dove viviamo è davvero la realtà? La lista di film potrebbe essere lunga, ma questi sono sicuramente i due pilatri cinefili del ping-pong “realtà-virtuale” – da notare l’oramai neologismo “realtà virtuale”.

Dobbiamo anche ricordare a noi stessi che la tecnologia è il valore fondante, o almeno lo era in tesi, del capitalismo occidentale. Tutto ruota attorno alla tecnologia. Addirittura gli operai vengono etichettati con codici a barre atti al mondo tecnologico e fuori da ogni assoluta identità umana. Meno uomini, più macchine: più plusvalenza e meno debiti. Sfortunatamente il capitalismo, anche per colpa di chi lo attua, ha dei buchi logici e monetari enormi che, passivamente, colpiscono esclusivamente la carrozza più debole della carovana chiamata umanità.

E sul piano etico morale? Nikola Tesla è stato secretato dal governo degli USA e lasciato dimentico per decenni perché aveva scoperto una fonte di energia infinita e trasportabile – cosa poco gradita alle case di danaro dell’epoca. Einstein ruppe l’ignoranza sull’energia atomica, insieme al nostro Enrico Fermi, da cui derivò, poco dopo, la bomba atomica. La stessa energia nucleare, stipata ed esaminata nelle centrali nucleari, all’uomo è costata moltissimo – sia in termini di vite, sia in termini danaristici, ma ci siamo mai domandati seriamente se l’uso della tecnologia andasse in qualche modo regolarizzato?

Il coltello è uno strumento culinario atto al taglio delle carni, affettamento delle verdure et similia, ma è anche altro? Sicuramente è anche altro, ma qualora mia madre prendesse in mano un coltello io saprei che le servirebbe, ipoteticamente, per affettare la cipolla o tagliuzzare una carota. E come arrivo a questa conclusione? Grazie al principio di non contraddizione che vincola un ente in uno ed un solo significato in una ed una sola circostanza, non dando la possibilità di più significati sormontabili nella stessa circostanza – quando questo viene a mancare si formano atteggiamenti che noi chiamiamo “pazzia”. Quindi manca un principio similare alla tecnologia? Non lo so, ma credo sarebbe buona cosa porre dei limiti, non tanto alla tecnologia stessa, ma all’uomo. Ricordo trattati etico-morali quando fu clonata la prima pecora, Dolly, ma vedo mancare quella fermezza d’opinione quando la tecnologia, invece che riguardare direttamente una branchia esplorativa che potremmo definire deistica, volge il suo sguardo al mero intrattenimento. In quel caso v’è sempre e solo il solito canto altonitrente: “È il pubblico a decidere.” Non oso ricordare cosa il pubblico abbia scelto lungo l’arco della storia.

CONCLUSIONI

Mi avvio alla conclusione ricordando a tutti che noi viviamo in un mondo governato da regole che l’uomo si è auto-imposto per, così si dice in ambiti accademici, poter vivere in pace ed in tranquillità l’uno affianco all’ altro: che personalmente ritenga questa affermazione una buffonata, lasciatemelo dire, poco importa – anzi -, ma se davvero noi si vuole continuare a vivere in un mondo “kantiano”, allora è bene che le regole kantiane vengano imposte in ogni suo ambito, partendo dalla vita privata, passando per le religioni e arrivando alla scienza – quindi anche alla tecnologia. Non può esistere un mondo kantiano con cellule impazzite che socchiudono gli occhi alle leggi: ecco da dove arrivano la bomba atomica, le armi chimiche, le armi meccaniche e le morte in provetta.

Con questo non sono qua a dirvi che il telefono che state utilizzando per leggere questo editoriale sia il male del mondo, anzi, ma vengo a dirvi che dobbiamo utilizzare la natura in modo che ci possa fornire sempre più utilità e sempre meno superficiali onanismi che hanno un solo obiettivo uno: l’embargo culturale.

Nel corso dell’ultimo editoriale, vi abbiamo posto una domanda: “Secondo voi, il futuro di Android è a rischio?

Il 54% di voi pensa che il futuro del robottino verde sia ancora florido e raggiante, mentre il 32% (una percentuale effettivamente alta!) pensa che il fallimento sia già scritto nella storia del sistema operativo mobile più utilizzato al mondo già da parecchio tempo.

Oggi vogliamo porvi un’altra questione:

Nel corso dei secoli abbiamo appreso come l’arte possa andare ben oltre i classici schemi: potrebbe la tecnologia essere intesa come nuova tipologia d’arte? Rispondete al sondaggio qui sotto e fateci sapere come la pensate nei commenti. Buona domenica a tutti!

Come sempre, grazie di averci seguiti! Se avete idee per editoriali, video recensioni od altro fatecelo sapere con un commento, e non dimenticatevi di condividere questo articolo con i vostri amici e di lasciare un “mi piace” sui nostri social network: FacebookTwitterGoogle+ e sul nostro, fresco di apertura, canale Telegram!

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Loris Dordoni