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Buona domenica a tutti dal team di GE!

Anche questa domenica torna, puntualissimo come sempre, l’appuntamento con il nostro editoriale: abbiamo iniziato questa nuova “serie” insieme a Sbanfio (concedetemi questa terza persona per riferirmi a me stesso!), abbiamo deciso di provare a concentrarci maggiormente sull’attualità e sulla socialità degli argomenti proposti in questa rubrica. Speriamo, come tutte le altre volte, di farvi riflettere e, se possibile, di strapparvi un sorriso!

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Abbiamo iniziato raccontando del viaggio di #Dante e Virgilio nell’Inferno, proseguendo poi con una riflessione sull’obsolescenza programmata, continuando l’iter con una valutazione sulla situazione delle start-up a livello italiano e globale, terminando poi, la scorsa domenica, con l’apprezzatissimo editoriale a cura di Stefano sulla nuova versione dell’applicazione Xposed Framework, capace di migliorare in ogni aspetto il nostro device.

Bene, cominciamo con l’argomento di oggi.

“a Eurobarometer survey of almost 1,000 children in 29 countries found most had telephones after age 9”
(new york times)

“Un sondaggio europeo basato su circa mille bambini, di ventinove paesi diversi, dimostra che la maggior parte hanno avuto un telefono dopo i nove anni”. Un dato che incalza un altro sondaggio, tutto italiano, che afferma che il 95% degli adolescenti della nostra Penisola possiede ed utilizza regolarmente uno smartphone.
Potremmo pontificare quanto l’utilizzo di questi moderni apparecchi sia deleteria, quanto sia emarginante ed incredibilmente diffuso; ma non è questa la nostra intenzione. Vogliamo provare a ragionare sul motivo per il quale gli adolescenti (studenti, in questo caso) non si riescano a separare dal proprio giuschi, e se la scuola ne riesca a comprendere le motivazioni più profonde.

Molti educatori, editorialisti, articolisti, esperti ed insegnanti hanno già espresso la loro opinione su questo argomento, molte parole sono state spese in difesa (od in accusa) dell’utilizzo incontrollato degli smartphone in classe, molto è lo sdegno che si crea verso i giovani a cui non piacciono le cosiddette “lezioni frontali”: metodi troppo antiquati, che non appassionano e che portano gli studenti stessi ad ignorare lo studio.

Per questo fu inventata la didattica 2.0 (ve ne parlammo in un articolo tempo fa!) che si pose come obiettivo principale l’abbattimento delle barriere imposte dalle cattedre, quel limite che i nostri nonni e padri (e le corrispettive femminili) hanno dovuto “sopportare” nel corso della loro carriera scolastica: siamo davvero sicuri che quel metodo fosse totalmente errato? Sì, o meglio, considerando tutti i progressi tecnologici odierni e il relativo incremento di possibilità didattiche, utilizzare una metodologia 1.0 nel 2015 significa inevitabilmente tarpare le ali agli studenti. Tuttavia, opinione estremamente personale, sono convinto che nemmeno la nuova “versione” della scuola sia quella giusta per la nostra epoca.

In molti casi si percepisce l’utilizzo di questi device durante la lezione come una forma di menefreghismo verso l’insegnante, come una modalità di ribellione o, peggio ancora, come una nuova concezione di auto-emarginazione. Non è nulla di questo, dal mio punto di vista.

Oggi noi ci lamentiamo, vedo che c’è un gran tormento sulla perdita di valori; bisogna aspettare di storicizzarli.
io penso che non è che i giovani d’oggi non abbiano valori, hanno soltanto dei valori che noi non siamo ancora riusciti a capire bene, perchè siamo troppo affezionati ai nostri”
(f.de andré, 1998)

Amo De Andrè per due motivi fondamentali: il primo è che, grazie alla sua cultura ed umanità, è riuscito a comprendere i tipici disagi del nostro tempo, senza nemmeno conoscere la situazione nella quale viviamo; la seconda è che ha sempre cercato di leggere la realtà (e di raccontarla) in modo totalmente differente. Ed è quello che cerco di fare anche io, in modo infinitamente più semplicistico e senza voler tentare nessun paragone.

Ecco un’altra domanda: siamo sicuri che il problema siano la categoria definita come “i giovani”? Forse che la responsabilità sia di qualcun altro? Forse che le strutture sono davvero troppo obsolete? Od obsoleto è il modo di ragionare?

GExperience.it

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Si tende a vedere la tecnologia come qualcosa da dover “addomesticare”, da dover sottomettere alle nostre volontà, da dover imparare, della quale aver paura: una sorta di creatura demoniaca contro la quale combattere affinché diventi un angelo che collabori solamente quando ne invochiamo l’aiuto. Ma la tecnologia non è questo, e la scuola ne è un esempio lampante.

Perché la scuola non solo non è pronta alle nuove tecnologie (spesso le lavagne LIM non sono nemmeno utilizzate, perché considerate “poco pratiche“, ed il registro elettronico considerato sempre più come una perdita di tempo; esattamente il contrario di ciò che si prefigge l’avanzamento tecnologico!), ma anche nettamente contraria all’uso di smartphone, tablet ed attrezzature simili. Posso affermare che la scuola (nella maggior parte dei casi, s’intende) non voglia conoscere i propri studenti.

fumettoscuola

Ebbene si, sono totalmente favorevole all’utilizzo delle apparecchiature smart nelle scuole italiane, senza se e senza ma: lo sono perché credo nei giovani, e credo che i giovani possano mostrare la direzione giusta da intraprendere alla scuola. I giovani hanno passioni che non vogliono rendere “pubbliche” in una classe, ma attraverso i social; si potrà anche trattare di una svalorizzazione delle loro idee, ma è necessario mutare punto di vista. Bisogna cambiare necessariamente linguaggio e mezzi di comunicazione per riuscire a recuperare queste anime che brancolano nel buio.

Un esempio pratico: quanto è noioso imparare la letteratura in modo tradizionale? Un professore ha trovato un metodo non solo efficace, ma anche artistico. Provate ad ascoltare una qualunque di queste canzoni, che sono piccole opere d’arte. Filosofia, storia e letteratura raccontate in un modo unico!

Ed è proprio questo che intendo con il passaggio “la scuola deve mutare punto di vista“: lo scontro non è tra tecnologia ed insegnanti, ma tra docenti e passioni. La scuola deve insegnare? No (o meglio.. non solo): la scuola deve educare, nell’accezione latina del termine. La scuola deve tirare fuori ciò che uno studente è, per farlo divenire da potenza ad atto. E se, per raggiungere questo obiettivo, è necessario sopportare questa invasione di smartphone durante le lezioni, ben vengano. A patto che l’utilizzo di tali strumenti sia regolato da insegnati capaci e competenti che riescano  a valorizzare la vera inclinazione dello studente.

Dunque, in conclusione, provo a dare un consiglio: adulti (insegnati e genitori), cercate di interessarvi delle passioni dei giovani, poiché spesso risultano davvero interessanti ed inaspettate; e voi, speme dell’italico volgo, cercate di farvi conoscere per quello che siete, e non per le figure estremamente superficiali e scialbe, come il mondo intero vi vuole rappresentare!

La scorsa domenica, il collega Stefano ha chiesto, tramite sondaggio, il metodo da voi utilizzato per aggiungere funzionalità al vostro smartphone: la maggioranza, tra voi, ha risposto scegliendo la dualistica coppia “Custom ROM ed Xposed”. Deduciamo, quindi, che un folto gruppo tra i nostri lettori siano convinti e recidivi modder!  😀

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Oggi invece vogliamo chiedervi qual è il vostro pensiero riguardo questo argomento: può essere lo smartphone uno strumento utile ai fini didattici?

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Come vi piacerebbe fosse la vostra scuola? O quella dei vostri figli? Fatecelo sapere con un commento, e non dimenticatevi di condividere questo articolo con i vostri amici e di lasciare un “mi piace” sui nostri social network: FacebookTwitterGoogle+ e TSU!

Stay pure, grow the Google Experience!

Sbanfio

Sbanfio
24 anni, parmigiano, studente di Scienze Politiche. Amo tutto ciò che è tecnologico e futuristico: Google ed i suoi progetti, Linux ed il suo formidabile kernel, gli OS "minori", ed infine i giovani che credono nei loro progetti e nel crowdfunding. Blogger, ma non solo: mi occupo anche delle questioni (più o meno) tecniche, di developing e di modding.